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Action in Pink: l’emozione della prima Olimpiade

“Il fatto di aver sudato, e non poco, per ottenere il mio posto alle Olimpiadi ed esserci arrivata non proprio ‘giovane’, suscita in me tanta voglia e determinazione”.

Le parole di Flavia Tartaglini, biondissima e bellissima velista romana, classe ’85, arrivata a trentun anni ai suoi primi, tanto sognati e “sudati” Giochi Olimpici. La vedremo a Rio 2016 tra meno di due mesi. Il windsurf è una passione trasmessale dal padre, che fin da piccola le ha fatto provare e praticare tanti sport diversi, dal nuoto al pattinaggio artistico, poi il pentathlon e la scherma, finché non si è innamorata della vela. Facile, essendo nata e cresciuta vicino al mare. Dopo sei anni di camp estivi alla Lega Navale di Ostia, infatti, a quindici anni ha deciso di dedicarsi solo ed unicamente al windsurf.

E poi… è andato tutto come doveva andare.
Sì. Il windsurf mi ha appassionato da subito, all’inizio ho continuato più per gioco, uscivo in acqua i weekend, poi mi ha preso sempre più e la combinazione fortunata di essere uno sport poco praticato dalle donne e dell’essere portata, mi ha messo in luce molto presto. Il mio allenatore del circolo mi ha portato alle gare nazionali e sono stata inserita nel programma giovanile. Di lì a poco ho iniziato a praticarlo a tempo pieno, ho iniziato a partecipare anche a gare internazionali, e dopo aver vinto i campionati italiani giovanili, lì è nato tutto. A diciannove anni ho vinto i Mondiali giovanili e ho deciso che il windsurf era quello che volevo fare nella vita. Infatti di lì a poco sono entrata a far parte dell’ambito Gruppo Sportivo Fiamme Gialle e ho iniziato a fare l’atleta professionista. Sono passati undici anni, e dopo tanti, tantissimi viaggi, allenamenti, sacrifici, gare, vittorie e sconfitte, ho finalmente coronato il mio sogno di rappresentare l’Italia alle Olimpiadi, dove spero di riuscire a dare il mio 110% e sognare in grande.

Non ci si accontenta del sogno realizzato, in questo caso di arrivare alle Olimpiadi, poi, una volta che ci sei. Giusto?
Ovviamente non ci si accontenta. Anzi, il fatto di aver sudato non poco per ottenere il posto ed esserci arrivata non proprio “giovane” suscita in me ancora più voglia e determinazione, di fare bene, questo dettato anche dal fatto di arrivarci con più esperienza alle spalle.

Come si qualifica un’atleta di windsurf alle Olimpiadi?
Prima di tutto si deve qualificare il Paese e ottenere il posto in alcuni eventi stabiliti dalla Federazione Internazionale della vela, nel mio caso ho qualificato la nazione ai Mondiali di Santander nel 2014 dove ho concluso sesta, e poi c’è una selezione interna in ciascun Paese, ogni quadriennio ci sono criteri diversi, questo quadriennio hanno optato per un sistema la cui scelta/decisione finale spettava alla direzione tecnica, su osservazione dei risultati 2014-15-16.

Come procede la preparazione all’Olimpiade ormai arrivata?
Bene, è un periodo molto intenso. Sono gli ultimi sforzi che si fanno con piacere.

Cosa vanta il tuo palmarès?
Vittoria della Coppa del Mondo ISAF della classe RS:X. Attualmente, occupo il secondo posto del ranking mondiale.

Gioie e dolori, cosa è stato il windsurf per te? Cosa ti ha dato? Cosa ti ha tolto?
Esattamente gioie e dolori, alti e bassi, vittorie e sconfitte, sorrisi e lacrime. Quando ci si dedica al 100% a qualcosa, vivi spesso momenti bellissimi, che ti godi al massimo, ma poi ci sono molti altri momenti in cui metti in dubbio tutto, il tuo percorso, le scelte, te come persona, te come atleta. Ma come in ogni sfida, ci si rialza e si ricomincia più determinati, per me continuare a sognare e puntare in alto è fondamentale, avere un obiettivo lì davanti e lavorare per raggiungerlo. Oltre alle soddisfazioni dei risultati, questo sport mi ha dato la possibilità di vivere una vita ricca di incontri, di avventure, di viaggi, ho conosciuto culture diverse, sempre condividendo la mia passione per lo sport. Anche se questa vita da “nomade” a volte mi ha tolto un po’ di stabilità, non è facile, ma l’ho scelto io.

Se tornassi indietro di undici anni cosa cambieresti?
Assolutamente nulla!

Qual è l’esperienza più pericolosa con il windsurf?
Non è stata in gara e nemmeno in allenamento, ma durante una vacanza alle Hawaii, in un’uscita in wave a Ho’okipa. Per rimanere in acqua fino all’ultima onda, sono finita senza vento e non conoscendo bene il posto mi sono fatta portare fuori dalla corrente. Risultato: un’ora abbondante a nuoto con l’attrezzatura per tentare di tornare a riva finché i miei amici non si sono accorti che non ero tornata a terra e sono venuti in soccorso. Diciamo che non è proprio molto rassicurante nuotare al largo in un posto come quello.

Hai paura del mare?
No, perché rispetto la sua forza e riconosco i miei limiti.

Quando non sei in mare cosa fai?
Mi godo la mia città, l’eterna Roma, poi mi piace leggere, vado al cinema o a qualche mostra. Amo la mia bici da corsa e la mountain bike, appena posso faccio qualche bel giro fuori porta.

Tu che hai visto e viaggiato il mondo, qual è il posto che ti è piaciuto di più? In tutti i sensi?
Sicuramente Australia e Nuova Zelanda hanno panorami e spiagge mozzafiato.

Dove vorresti andare ancora?
Un viaggio in Sud America sicuramente e poi non sono mai stata in Indonesia.

Cosa sogni per i prossimi tre anni?
Vorrei fare un viaggio con la V maiuscola. Non vedere solo l’aeroporto, l’albergo e il circolo dove esco ad allenarmi, poi vorrei dedicarmi allo studio e fare un bel master. Ovviamente mi piacerebbe condividere con qualcuno tutto questo (sorride).

 

Fonte: http://www.redbull.com

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